Guida fiscale

Quanto accantonare per le tasse da forfettario: la percentuale

Da forfettario in Gestione Separata metti da parte il 29% di ogni incasso con coefficiente 78% e imposta al 15%, il 23% con il 5%. Le percentuali e il perché.

In questa guida
  1. Da dove viene la percentuale
  2. Le percentuali, caso per caso
  3. Perché in giro trovi percentuali diverse
  4. Accantonare non è versare
  5. Il primo anno: un po' di più
  6. Come farlo in pratica
  7. Il conto con i tuoi numeri
  8. Da leggere anche
  9. Domande
  10. Fonti

In breve

  • Con la Gestione Separata la quota da accantonare è una percentuale fissa di ogni incasso, che dipende da coefficiente e aliquota.
  • Coefficiente 78%: il 29,0% con l'imposta al 15%, il 23,2% con l'imposta al 5%.
  • Coefficiente 67%: il 24,9% con l'imposta al 15%, il 19,9% con l'imposta al 5%.
  • Su 1.000 € incassati, con il 78% e il 15%, 289,85 € andranno in contributi e imposta e 710,15 € sono tuoi.
  • Nel primo anno conviene mettere da parte di più: alla prima scadenza paghi saldo e acconti insieme.

Da dove viene la percentuale

Nel forfettario le tasse dipendono solo dagli incassi: niente spese da togliere, niente scaglioni. Per questo la parte che va in contributi e imposta è sempre la stessa percentuale di quello che incassi. Prendiamo 1.000 € incassati, coefficiente 78%, imposta al 15%:

  • reddito lordo: 1.000 € × 78% = 780,00 €;
  • contributi della Gestione Separata, al 26,07%: 203,35 €;
  • reddito imponibile: 780,00 − 203,35 = 576,65 €;
  • imposta sostitutiva al 15%: 86,50 €.

In tutto 289,85 €, il 29,0%. Restano 710,15 €: sono i soldi davvero tuoi.

Le percentuali, caso per caso

Con la sola Gestione Separata e i parametri del 2026:

  • coefficiente 78% e imposta al 15%: accantona il 29,0%;
  • coefficiente 78% e imposta al 5%: il 23,2%;
  • coefficiente 67% e imposta al 15%: il 24,9%;
  • coefficiente 67% e imposta al 5%: il 19,9%.

Il 78% è il coefficiente delle attività professionali, il 67% quello di molte attività informatiche e delle altre attività. Quale ti tocca lo dice il tuo codice ATECO, come spiega la guida sulle tasse del forfettario.

Perché in giro trovi percentuali diverse

Molti articoli consigliano il 25-30% o il 30-40%. Le differenze vengono da tre scelte: c'è chi non toglie i contributi dal reddito prima di calcolare l'imposta, chi mescola Gestione Separata e artigiani o commercianti, chi arrotonda per stare largo. Con coefficiente e aliquota la percentuale si calcola esatta.

Accantonare non è versare

La percentuale dice quanto di ogni incasso andrà in tasse, prima o poi. Le scadenze dicono quando lo versi: il saldo e gli acconti a giugno, il secondo acconto a novembre. Sono due conti diversi, e servono tutti e due: il primo per sapere quanto puoi spendere oggi, il secondo per avere i soldi pronti alle date giuste. Come si calcolano le rate lo spiega la guida su acconti e saldo.

Il primo anno: un po' di più

Nell'anno di apertura non versi niente, ma l'anno dopo paghi insieme il saldo del primo anno e gli acconti del secondo. Con coefficiente 78% e imposta al 5%, tra giugno e novembre del secondo anno esce il 42,4% degli incassi del primo anno: il 23,2% di tasse del primo anno più gli acconti del secondo. Gli acconti non sono tasse in più, ma vanno pagati presto. I numeri sono nella guida sul secondo anno.

Come farlo in pratica

Puoi spostare la quota a ogni incasso su un conto o un salvadanaio separato, così sul conto principale resta solo quello che è tuo. Se gli incassi sono irregolari, la percentuale funziona meglio di una cifra fissa al mese: un mese ricco accantona di più, un mese povero di meno.

Il conto con i tuoi numeri

Feen applica la percentuale giusta a ogni incasso che trova negli estratti conto, toglie quello che hai già versato con gli F24 e ti mostra il netto spendibile: quanto dei soldi sul conto è davvero tuo.

Per vedere quanto fa su una cifra tua c'è il calcolatore delle tasse del forfettario: scrivi gli incassi dell'anno e ti dice quanto accantonare e quanto ti resta.

Da leggere anche

  • Tasse del forfettario

    Nel forfettario paghi contributi INPS e imposta sostitutiva sugli incassi per il coefficiente. La formula, gli esempi 2026, l'aliquota al 5% e quando si paga.

  • Il secondo anno

    Il primo anno da forfettario non versi tasse; il secondo paghi il saldo del primo e gli acconti del secondo, per imposta e contributi. Esempio e piano al mese.

  • Quanto fatturare

    Per 2.000 € netti al mese da forfettario servono 2.816 € di incassi al mese con coefficiente 78% e imposta al 15%. Le cifre da 1.500 a 5.000 € netti.

  • Acconti e saldo

    L'acconto del forfettario è il 100% dell'imposta dell'anno prima, in due rate del 50%; per i contributi l'80%, in due del 40%. Date, codici tributo, esempio.

Domande

Serve accantonare anche per l'IVA?

No. Nel forfettario non addebiti l'IVA in fattura e non la versi. Se però gli incassi superano i 100.000 €, si esce subito dal regime e l'IVA si applica dall'operazione che fa superare la soglia.

La percentuale vale anche per artigiani e commercianti?

No. Artigiani e commercianti versano contributi fissi sul minimale più una percentuale sulla parte che lo supera, con una riduzione del 35% per i forfettari che la chiedono: la quota cambia molto da caso a caso.

Dove conviene tenere i soldi accantonati?

Dove non li usi per sbaglio, per esempio un conto separato o un salvadanaio dell'app della banca. Conta che a giugno e a novembre siano disponibili.

Fonti

  1. Legge 23 dicembre 2014, n. 190, articolo 1, commi 54-89Normattiva
  2. Regime forfetario: reddito e tassazioneAgenzia delle Entrate
  3. Gestione Separata, le aliquote contributive per il 2026 (circolare n. 8 del 3 febbraio 2026)INPS
  4. Circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023: regime forfetario e soglieAgenzia delle Entrate
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